Inno del Primo Maggio
Per tutta la seconda metà dell’Ottocento in Italia, l’aria del “Va pensiero” del Nabucco di Giuseppe Verdi fu ben più di un canto operistico: oltre a rappresentare un piccola rivoluzione nel campo della lirica (un popolo come protagonista di un’opera, un’aria dalla tessitura a portata del canto di tutti), venne adottata dai rivoluzionari ottocenteschi nel proprio repertorio musicale.
Fu probabilmente per questi motivi che nel 1892, mentre era richiuso nel carcere di S.Vittore proprio per l’avvicinarsi del primo maggio, l’anarchico Pietro Gori usò la melodia per comporre questo inno, dedicato all’appuntamento più sentito da tutti i lavoratori dell’epoca.
Eseguita la prima volta nei teatri degli Stati Uniti nelle comunità di immigrati tra il 1895/96, divenne ben presto famosa in Italia, sino a essere presenti in tutti i canzonieri anarchici, socialisti e comunisti.
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- Formato: Stereo
Vieni, o Maggio t'aspettan le genti
ti salutano i liberi cuori
dolce Pasqua dei lavoratori
vieni e splendi alla gloria del sol.
Squilli un inno di alate speranze
al gran verde che il frutto matura
a la vasta ideal fioritura
in cui freme il lucente avvenir.
Disertate o falangi di schiavi
dai cantieri da l'arse officine
via dai campi su da le marine
tregua tregua all'eterno sudor!
Innalziamo le mani incallite
e sian fascio di forze fecondo
noi vogliamo redimere il mondo
dai tiranni de l'ozio e de l'or!
Giovinezze dolori ideali
primavere dal fascino arcano
verde maggio del genere umano
date ai petti il coraggio e la fè.
Date fiori ai ribelli caduti
collo sguardo rivolto all'aurora
al gagliardo che lotta e lavora
al veggente poeta che muor!

