O Gorizia tu sei maledetta

Presentazione: 

Non esiste un autore per questa canzone, che narra il dolore e la rabbia dei soldati italiani impegnati nelle battaglie per la conquista di Gorizia durante la Prima Guerra Mondiale ( ): con ogni probabilità il testo è realizzato con l’adattamento dalle strofe di più antiche canzoni relative anch’esse ad avvenimenti militari.
Esiste una versione dove la prima strofa riporta all’inizio della guerra (“La mattina del 24 maggio / si muovevan le truppe italiane....”), ma in generale le strofe paiono connesse a un altro canto, “Addio padre e madre addio”, le quali a loro volta ricorrono in fogli che già esistevano durante la guerra italo-turca del 1911.
La strofa “Traditori signori ufficiali”, viene da alcuni ricondotta alla canzone risorgimentale “O Venezia tu sei la più bella” (Vd. Coro dell’Albero Fiorito – Roma).
La melodia invece non pare rifarsi a una canzone allora in voga, ma è probabilmente ispirata ad arie da cantastorie.
La canzone era cantata clandestinamente durante la guerra, ma fece comunque grande scalpore quando venne eseguita durante Il Festival dei due Mondi a Spoleto nel 1964, tanto che gli esecutori vennero incriminati per vilipendio alla patria.
Non esiste una versione “originale” di questo, ma diversi testi: il Coro di Micene canta la versione comunemente conosciuta.
Armonizzazione del Coro di Micene.

La mattina del cinque di agosto
si muovevano le truppe italiane
per Gorizia, le terre lontane
e dolente ognun si partì.

Sotto l'acqua che cadeva a rovescio
grandinavano le palle nemiche;
su quei monti, colline e gran valli
si moriva dicendo così:

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu

O vigliacchi che voi ve ne state
con le mogli sui letti di lana,
schernitori di noi carne umana,
questa guerra ci insegna a punir.

Voi chiamate il campo d'onore
questa terra di là dei confini;
qui si muore gridando: assassini!
maledetti sarete un dì.

Cara moglie, che tu non mi senti
raccomando ai compagni vicini
di tenermi da conto i bambini,
che io muoio col suo nome nel cuor.

O Gorizia, tu sei maledetta
per ogni cuore che sente coscienza;
dolorosa ci fu la partenza
e il ritorno per molti non fu.